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Hashish Nadia

nasce al Cairo (Egitto) il 20 maggio 1953 e vive a Montecelio, vicino Roma.

Pittrice autodidatta, sperimenta, già alle prime armi, varie tecniche quali carboncino, tempera, china, acquarello, fino ad approdare ed amare la tecnica ad olio, avvicinata nel periodo in cui frequenta la scuola del maestro Elverio Veroli di Tivoli.

Nadia scopre però, ben presto, di non amare le costrizioni dettate dalle regole accademiche e si distacca dalla scuola iniziando così il suo percorso personale di ricerca artistica.

Le atmosfere che riporta sulla tela scaturiscono proprio da sensazioni e ricordi che si amalgamano con tale intensità da generare scariche di emozioni in chi le osserva. Artista dal temperamento calmo e silenzioso, si avvicina sempre più ad un genere surreale dove la solitudine beata viene finalizzata alla creatività e ciò le permette di dare forma ad opere uniche nella cromaticità.

Dentro le ombre del passato, che è ancora attuale, giunge ad una visione lirica da cui estrae sembianze umane. E’ la forza del colore che persuade e affascina. Le campiture cromatiche sono sempre delicate e sfumate qualsiasi sia il genere che lei si trova a realizzare, pennellate fluide dove ombre e luci sono protagonisti e si librano sulla superficie del supporto.

La natura dei luoghi natii influenza profondamente la sua attività pittorica e, sebbene sia italiana, quasi sfidando il mito moderno della metropoli, prendono vita splendide nature morte, volti in penombra, paesaggi e visioni surreali del mondo orientale. La sua pittura è dotata di grande forza evocativa e le situazioni sono orchestrate da una immancabile purezza di forme e luci che si contrappone alle dissolvenze che completano lo sfondo.

Già dalla prima mostra allestita a Velletri nel dicembre del 2002, Nadia Hashish riscuote grande successo di pubblico e di critica. Una soddisfazione ed una presa di coscienza che si ripresenta anche in occasione della sua seconda mostra, a Latina, nel novembre 2003.

Dei suoi lavori si è parlato su “Latina Oggi” e su “Il Messaggero” già dal novembre 2003.

Tiziana Tamburi

Fantasia e ricordi

La pittura di Nadia Hashish è una danza di composizioni cromatiche dense di spiritualità naturalistiche. Una natura che si accende, che chiama, esulta, muta, si frange sulla superficie della fisicità per penetrarla, attraversandola, in quella densità porosa del movimento che genera il suono. Una danza che è una musica in dislocazione spaziale. Cromatoeventi o spaziosonorità ambientali che vanno a generare una gravitazione della sostanza della forma. Ispirata dalla grazia, tra forza e delicatezza del tratteggio, questo danzare abbraccia il naturale come evento sintetico, universale, assoluto e totale del linguaggio senza alcun totalitarismo.
E' una natura che non esclude, integra, ma soprattutto è una natura duplice e poliforme, nient'affatto passiva o muta o cieca o meramente materna, o contrapposta e in antitesi all'uomo.
La pittura, l'accorta intuizione dell'umano, del nominale, del concetto che si radica in stratificazioni culturali di superficie, la stessa anima dei personaggi, già vivono nella cosmogonia cromatica come essenze reali dell'umano, ci aprono a una prospettiva di una delicata melanconia della coscienza solitaria, come unico evento plausibile della condivisione.
 
Attraverso quella melanconia, quella delicata, sincera e pura forma, concretamente densa, di compassione che l'arte di Nadia Hashish lascia esultare a se stessa, noi possiamo condividere un destino che appartiene all'Universo, alla totalità, alla grandezza di ogni arte, di ogni visione, di ogni cultura che abbia superato la propria fredda superficialità. Condividere attraverso quella solitaria assenza, quella collettiva presenza della moltitudine senza più alcun timore di perdere o perdersi nell'indistinto caos.
 
 
E' proprio attraverso la radice culturale del caos, quel logos terrificante che precede la cultura greca, che possiamo trovare il seme originario, storico, di quest'arte del fare, o del partecipare al processo creativo della natura, non attraverso la capacità di imitare meramente una forma bensì nel realizzarla fondamentalmente come evento psichico reale.
 

 
Ci sono almeno due passaggi a ritroso nel tempio della cultura occidentale che vale la pena sottolineare per fornire una solida chiave protoconcettuale di quella formidabile intuizione estetico-culturale che Nadia Hashish realizza come un'uscita dal mondo illusorio o come entrata nel mondo dell'arte o della realizzazione della psiche occidentale. La nascita di Minerva come nascita o rinascita della mente del dio Giove e quindi il palesamento di quel matrimonio tra caos originario (Medusa- Minerva) e cultura greca che realizza compiutamente quel Dio altrimenti incapace di una reale azione culturale.
 
 
L'arte di Nadia Hashish in definitiva è un esercizio meditativo profondo sulla sua origine egiziana e il senso più profondo e nascosto della nostra (e sua ) cultura, sintesi e non frattura dell'universale natura della cose.
 
Gaetano M. Bonifati
 

 
"In attesa" cm 10 x 35 olio
 

LA RAREFAZIONE INTERIORE DI NADIA HASHISH
Nadia Hashish ha la natura per maestra e l'oriente come fonte di perenne ispirazione, nei dipinti di piccolo formato, che comprendono paesaggi arabi, isole solitarie, scogli emergenti dal mare blu o dorato, fiori frastaglianti il cielo turchino o rosato, tuaregs nell'immenso deserto ocraceo. Uomini miti, tutti di bianco vestiti, in viaggio, in attesa, in cammino, compiono gesti, dicono parole, assumono atteggiamenti, posture, movimenti sintomatici, ieratici, secolari, per confrontarsi, incontrarsi, ritrovarsi, all'insegna della comprensione, della fratellanza, dell'amore universale. In Nadia Hashish, la sensazione visiva si fa emozione introspettiva; la realtà effettuale diventa sostanza onirica; la materia limitate si trasforma in spirito espansivo, lo spazio ristretto si amplia all'infinito e l'oriente si avvicina all'occidente, con la rarefazione interiore del colore cangiante, del volume avvolgente e della forma suadente. Il tempo scorre lentamente e lei ne coglie il palpito vitale, il profondo fluire, il senso ritmico, il pathos pittorico, che si diluisce in atmosfere esotiche, in aurore boreali, in ambienti rarefatti, misteriosi, serafici, lontani dalle vedute paesaggistiche e vicini alle esigenze contemporanee. Nelle sue tavole cromatiche appare il primo luluculo dell'alba tropicale, il fuoco sull'acqua, nel pieno meriggio, e l'ultimo raggio verde del sole morente, in un ritmo concentrico, in un'increspatura prospettica ed in un'onda oceanica, che travalicano i confini della terra, per espandersi ai moduli celestiali del nirvana, astraendosi dalla trita realtà del mondo fenomenico, materiale, assurdo dei vili tempi moderni. II legame tra presente e passato è nel ricordo degli antichi padri, negli insegnamenti dei vecchi maestri, nella nostalgia delle origini ancestrali, che si traducono nelle robuste radici, negli usi e costumi, nelle leggi e nelle tradizioni, nei modi di vivere diversi dai nostri, ma altrettanto forti, schietti, potenti. Nei piccoli rituali della vita quotidiana e nei grandi sconvolgimenti degli eventi storici, c'è sempre un'anima in pena, un pennello in tormento, una spatola in fermento, che si esprimono contro le plateali avversità, discriminazioni ed ingiustizie, per il trionfo non di una sola verità astratta, ideale, assoluta, ma di tante verità, quanti sono gli individui, i clans, i popoli della terra. Campiture dilaganti, lumeggiature baluginanti, velature trasparenti si dispiegano in mille colori lirici; si dissolvono in mille forme variegate; si stemperano in mille sfumature di sogno, per accedere all'iperuranio in terra ed all'empireo nell'aldilà, in tinte moderne ed affascinanti. Dall'alto della sua terrazza e nel profondo della sua coscienza, Nadia Hashish scopre la magia della vita, il mistero della poesia, il segreto della grazia, l'incantesimo della pittura e rivela il tutto nella mistura dei colori, nella scomposizione della luce e nell'attenuazione delle ombre marcate, dei contrasti stridenti, che minacciano di inghiottire il mondo intero, senza distinzioni di sorta. La poetica, l'etica e l'estetica delle sue composizioni fanno sì, che i suoi delicati sentimenti personali assurgano ad emozioni individuali, a idee collettive ed a sensazioni cosmiche, per far parte dell'immaginario universale, in nome dell'arte eterna, infinita e immortale.

 

Gianni Latronico

 

 

PENSIERI DI ALCUNI OSSERVATORI

 

…pennellate lievi e silenziose che ammoniscono i fragori del mondo per dare spazio alla voce della sorgente interiore che sgorga da un luogo nascosto… (M.B.)

 

...Immagini che attraverso una leggera nebbia, fanno riaffiorare ricordi e sensazioni vissute con intensità e che, con il passare del tempo, mantengono i loro colori e la loro autenticità (D.S)

 

...Le creazioni pittoriche di Nadia Hashish sono pervase da un profondo senso di spiritualità che, attraverso la bellezza delle immagini sfumate e la cromaticità tenue, mai aggressiva, proiettano le opere verso l’infinito… (C.D.)

 

… Silenzio e solitudine… diventano, nei quadri di Nadia Hashish, l’occasione di scoprire i tesori celati nei meandri dell’animo umano, stupore nei confronti dello spettacolo della natura, piacere di sostare nell’angolo di un antico paese e respirarne il fascino… (G.P.)

 

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"Ritrovarsi" olio su cartoncino telato cm 35x25
(cod. NH370)


"Il gioco"  olio su cartoncino telato cm 24 x 40
(cod. NH435)


"L'isola" olio su cartoncino telato cm 30 x 40
(cod. NH441)

"Dalla terrazza
" olio su cartoncino telato cm 30 x 40
(cod. NH443)

 

foto inaugurazione mostra del 27-11-04

 

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